Fitoestrogeni e menopausa

Trifoglio rosso, soia, luppolo

La caduta degli estrogeni, gli ormoni femminili per eccellenza, si verifica di solito intorno ai 50 anni e questo passaggio ormonale segna anche l’uscita dall’età fertile.

 

Cosa succede intorno ai 50 anni

Vampate
La diminuzione di estrogeni fa sì che le pareti dei vasi sanguigni siano meno elastiche e quindi sono soggette a rapide dilatazioni che generano un aumento del flusso sanguigno verso la periferia del corpo. Più in generale si verificano disfunzioni della termoregolazione e può succedere d’essere travolte da sudorazioni abbondanti e improvvise, anche in assenza di un aumento della temperatura ambientale. I fitoestrogeni riequilibrano il meccanismo di termoregolazione restituendo elasticità alle pareti dei vasi; inoltre l’apporto dei sali minerali fra cui il potassio e il magnesio, risulta particolarmente utile a mantenere una traspirazione corretta.

Osteoporosi
Gli estrogeni consentono l’integrazione del calcio nelle ossa e la loro diminuzione causa un aumento della fragilità ossea. Integrando la dieta con i fitoestrogeni migliora l’assorbimento di calcio da parte del tessuto osseo e vengono reintegrate le scorte di questo importante minerale.

Perdita di tonicità della pelle
Gli estrogeni aiutano la pelle a rimanere tesa e compatta, ma se questi vengono a mancare i segni del tempo non tardano a manifestarsi. Grazie ai fitoestrogeni è possibile non solo compensare il deficit ormonale ma anche contrastare l’effetto aging sulla pelle e sulle mucose, anche genitali. I fitoestrgeni agiscono contro i radicali liberi e rallentano l’invecchiamento dei tessuti.

Libido, qualità del sonno e dell’umore
La carenza di estrogeni influenza il cervello che modifica la produzione di alcuni neurotrasmettitori (sostanze che mettono in comunicazione il cervello con le altre parti dell’organismo). Le variazioni nella messa in circolo di queste sostanze può causare un calo d’interesse verso il sesso, insonnia e depressione.

Cistiti e infezioni vaginali
Possono aumentare in menopausa perché la diminuzione degli estrogeni rende la mucosa vaginale più secca. Ecco spiegati sia il dolore durante i rapporti (che fra l’altro incentiva il calo d’interesse per il sesso), sia il proliferare di batteri, che non vengono più neutralizzati dalle secrezioni che proteggono queste zone. La soia, indirettamente, consente alle mucose di mantenere inalterate le difese nei confronti degli agenti esterni.

Aumento dell’adipe e della peluria
Via via che gli estrogeni decrescono, si innalzano i livelli di testosterone, un ormone maschile che, seppur in minima quantità, è sempre presente anche nell’organismo femminile. L’incremento di testosterone causa un aumento di grasso e di peli distribuiti nelle zone tipicamente maschili: il grasso sull’addome e la peluria sul mento.

 

I vantaggi degli ormoni verdi

Scegliere i fitoetrogeni per contrastare i disturbi della menopausa ha notevoli vantaggi rispetto all’utilizzo delle terapie ormonali sostitutive (TOS). Queste ultime, infatti, reintegrano il fisiologico calo ormonale con composti di sintesi, che tuttavia mettono a rischio la salute per i loro effetti collaterali. Gli ormoni sintetizzati in laboratorio sono particolarmente attivi sulla mammella e sull’endometrio e possono quindi sollecitare troppo questi organi, creando dunque un fattore di rischio per i tumori. Gli ormoni verdi (trifoglio rosso, soia e luppolo), invece, sono poco attivi su utero e mammella ma sono in grado di dispensare gli stessi benefici sugli organi che, a causa del deficit ormonale, tendono a invecchiare e ad ammalare (la pelle, il cervello, le ossa, il sistema cardiovascolare e la vagina).
La terapia a base di ormoni verdi consiste nell’assumere due compresse al giorno (da 40 mg ciascuna circa) di fitoestrogeno estratto secco oppure una sola somministrazione di 80 mg circa. Spesso, il medico potrà associare agli estrogeni naturali anche un progesterone naturale (dioscorea villosa, agnocasto o damiana) per simulare al meglio ciò che succede anche in età fertile, quando l’attività degli estrogeni è controbilanciata dai progestinici.

 

Protezione dalle malattie cardiovascolari

L’età della menopausa coincide anche con un periodo di maggior frequenza delle malattie cardiovascolari. Intorno ai 50 anni l’assetto lipidico del corpo tende a sbilanciarsi. I medici raccomandano di ridurre l’assunzione di grassi animali e privilegiare quelli vegetali. I fitoestrogeni inibiscono la produzione di LDL, il colesterolo cattivo e incrementano la produzione di colesterolo buono, l’HDL. Grazie alla ricchezza di fibre la soia favorisce l’eliminazione, attraverso le feci, degli acidi biliari e, in questo modo, consente all’organismo di liberarsi dal colesterolo LDL abbassando il rischio cardiovascolare.
Per adempiere a questa funzione è sufficiente consumare nell’alimentazione i soliti 70-80 g di legumi un paio di volte alla settimana. È anche possibile utilizzare la lecitina granulare che si trova in commercio (e assumerne due cucchiai al giorno). Ma in questo caso è bene chiedere prima consiglio al proprio medico.

 

Fitoestrogeni a tavola

I legumi come la soia, i fagioli, i ceci e le lenticchie, contengono fitoestrogeni appartenenti alla classe degli isoflavoni. Ma esiste anche un’altra classe di fitoestrogeni, ugualmente utile, quella dei lignani; questi ultimi si trovano nei semi come quelli di lino, girasole, sesamo e possono essere utilizzati da chi è intollerante ai legumi. I semi oleosi sono gradevoli al palato se assunti insieme allo yogurt: una manciata in 120 ml di yogurt al naturale fornisce un buon apporto di fitoestrogeni e un ottimo supplemento di calcio derivato dal latticino.

 

Dott.ssa Stefania Piloni
Medico specialista in ginecologia e ostetricia